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Rivalutiamo piazza "Castello", un po' per gioco, un po' per necessità.

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Abbiamo ricevuto una mail a firma di Mario Boezio in tema di centro storico che pubblichiamo integralmente qui di seguito.

Da tempo ormai i residenti e gli esercenti dei piccoli, pochi negozi rimasti in piazza Gramsci lamentano di abitare una zona “morta”, senza stimoli a piacevole vivere collettivo. E non a torto. Da quando il mercato ortofrutticolo e’ stato spostato, in quella piazza regna il silenzio, saltuariamente rotto dalle grida dei giochi dei bambini o dai dialoghi, timidamente accesi, di qualche anziano che insegue il tepore di qualche ballerino raggio di sole o d’una più confortevole ombra.

Qualcuno, rimpiangendolo, invoca il passaggio delle auto, che pur nel fastidio dell’odore di gasolio o del rumore dei motori accesi, tenevano alta la soglia di attenzione. Spesso mi fermo a chiacchierare con loro e pur condividendo lo stato d’animo di quella forzata solitudine sociale, cerco di dissuaderli dall’ambito desiderio di traffico e insisto che in tutti i centri storici di tutte le città di tutto il mondo ormai bisogna abituarsi all’idea, salutare per il fisico e rispettosa per l’ambiente, di usare le gambe. Purtroppo lo scontro e’ frequente, l’abitudine ad utilizzare l’auto e’ radicata e dominante rispetto a qualunque consiglio medico o al vantaggio di sviluppare occasioni per vedere amici e conoscenti, per socializzare, informare, informarsi, pettegolare e tornare a casa con la borsa piena, non solo della spesa ma anche di soddisfazioni per aver vissuto quelle relazioni. Restando a bordo della “macchina” quella borsa sarebbe più vuota di valori importanti. Il problema della silente piazza però permane e va’ risolto; e non bastano gli eventi etnici, quelli musicali e gastronomici che, pur sempre graditi, utili e necessari, sporadicamente la riempiono; e’ necessaria una soluzione che guardi alla quotidianità. I complessi, trentennali progetti che hanno studiato la riqualificazione di quella piazza, proprio perché costosi, lungimiranti e derubricati continuamente a causa di ripetute e sempre impreviste priorità, restano sempre sospesi. Un po’ per gioco e un po’ per necessità, mi sono divertito ad immaginare una soluzione che potrebbe essere attuata in tempi brevi e con poca spesa. Nel disegno allegato non si tenga conto dell’aspetto tecnico, della prospettiva e di tante altre cose ad uso degli architetti, la mia e’ solo un’idea, simpatica, per amore del paese, che se dovesse piacere, potrebbe essere sviluppata in seguito. Si parte dal presupposto che una struttura, anche se brutta può essere recuperata e migliorata con interventi estetici e funzionali. E’ sempre più conveniente che abbatterla per rifarla nuova! E parliamo, ovviamente, come si vede dal disegno, dell’ex mercato coperto. Dopo una bella ripulitura si potrebbero sfruttare, nella parte inferiore, tutti gli spazi delimitati dai pilastri che la sostengono e creare tanti locali singoli (se ne ricaverebbero circa quindici, cinque per ognuno dei tre lati) che, opportunamente schermati con cristalli sintetici (o altro materiale a basso costo) e senza nessuna fornitura interna, eccetto l’energia elettrica, potrebbero diventare le sedi di altrettante associazioni culturali capursesi che dovessero averne bisogno, oppure piccole succursali della biblioteca, dove leggere quotidiani o libri, nella pace e nel silenzio di una schermatura acustica, oppure locali di scambio per oggetti, libri, giocattoli, riviste, etc. promuovendo così il baratto che, oltre a migliorare la socializzazione fra adulti e bambini, migliorerebbe l’ambiente riducendo gli sprechi. Nella parte superiore invece una ringhiera in ferro battuto garantirebbe la sicurezza e ne migliorerebbe la facciata. Con l’aggiunta di qualche alberello, cespuglio di fiori o quant’altro, di qualche panchina e qualche lampada d’arredamento, si otterrebbe un piccolo salotto, per leggere, incontrarsi, passeggiare e ammirare la piazza da un’ottica diversa. L’accesso sarebbe garantito da due semplici scale o pedane (per i portatori handicap). A tal proposito, nel disegno, ho accennato l’idea ma potrebbero essere di vario tipo, misura e materiale. Per ultimo andrebbero ripristinati i due bagni pubblici laterali e mantenuti, ovviamente sempre efficienti e puliti a garanzia della qualità e del valore della struttura stessa. E così proseguendo, le idee e gli usi sarebbero svariati, affidandosi alla fantasia ma prima di tutto e compatibilmente con le necessità della Comunità. L’importante e’ che l’utilizzo svariato di ogni singolo “lotto” e di tutto il complesso avvenga in continuità, di giorno e di sera, garantendo così movimento di persone e cose che rianimerebbero tutta piazza Gramsci. Sono certo che una soluzione così rivoluzionerebbe immediatamente l’attuale clima di stasi e sarebbe di stimolo a vivere quella piazza, anzi a riviverla. Si rimovimenterebbe l’attività commerciale, ormai rallentata al massimo, della salumeria, della panetteria, della latteria, del venditore di cozze, della pasticceria, etc. ma anche di chi vorrà insediarsi con nuove attività. Ribadisco che in questa idea non vi è alcuna velleità artistica o architettonica, per cui non si consideri il “tecnicismo” del disegno ma solo la sana, spassionata voglia di recupero mirante alla socializzazione e rivitalizzazione dell’intero spazio. Antico, importante, storico. Mi piacerebbe sapere come la pensano i concittadini (aggiungo il mio indirizzo e-mail) e sono certo che i nostri amici architetti, giovani e meno giovani, sempre pieni di idee innovative, dal punto di vista tecnologico e artistico, potrebbero suggerire l’utilizzo di nuovi materiali e nuove soluzioni purché efficienti e poco costose. Consideriamolo un piacevole esercizio per il bene di Capurso.

 

Mario Boezio

m.boezio@tiscali.it

Redazione

© Riproduzione riservata

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