Quei piccoli gesti che ti fanno riflettere.

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Camminare per il proprio paese in un sabato mattina di ottobre, viverlo, sentirlo proprio, come se fosse una seconda casa. Molti lo fanno, lo sbandierano ai quattro venti, o non lo fanno quasi quasi vergognandosi di far parte di una comunità “arretrata”. Poi ti imbatti per caso in un qualcosa che ti da speranza, tanto da farti pensare: ma stiamo cambiando davvero?

Un uomo, uno come tanti, zainetto sulle spalle, raccoglie per strada delle cicche di sigarette; quelle cicche che è abitudinario gettare per terra quando si finisce di fumare, come se fosse lecito e concesso. Ti domandi: è lui che ha un alto senso civico tanto da prendere come mission quella di bonificare il territorio in cui viviamo, quella nostra famosa seconda casa? O siamo noi alquanto incivili con “quei gesti di routine”, quasi da indurre a pensare che la nostra ambizione in fondo è quella di riasfaltare strade, buche, con il nostro “tappeto di cicche”?

Di fronte al cittadino che col suo agire procura guai, non tutela l’ambiente e al contrario si sente autorizzato, seppur con piccoli gesti a sporcarlo e deturparlo, non vi è responsabilità di nessuno. Questa è solo inciviltà che va curata alla base. Con questa riflessione è palese che non si vuol colpevolizzare nessun organo politico o amministrativo preposto alla cura dei nostri ambienti comuni, tanto da scatenare “la solita telefonata di circostanza che sa tanto di ramanzina” che puntualmente giunge quando l’informazione non è allineata al pensiero del Singolo uomo di potere.

Il nostro “ciccarolo”, che di sicuro non era di Capurso e soprattutto non era un volontario o chi che sia, ci ha fatto riflettere molto. Ma ha fatto riflettere particolarmente il suo secondo gesto. Il bottino di guerra conquistato (ndr. le cicche di sigarette) venivano sapientemente “riciclate”. Infatti le frantumava nella sua tabacchiera per recuperare il tabacco residuo, da fumare in seguito. E allora nuovi interrogativi: non sarà che senso civico e buoni propositi forse non centrano nulla? Tutto ciò probabilmente è solo il frutto maldestro di una forte crisi che non ci lascia più in pace. Noi, nel nostro piccolo, con lealtà e senza espedienti e mezzucci ormai consolidati e ampiamente diffusi nella nostra società, cerchiamo di sopravvivere “a testa alta e con molta dignità”. Ma in fondo gli economisti son fiduciosi e proprio oggi dicono che “il peggio è passato”. Sarà vero?

Giuseppe Buono

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