Chick Corea al Teatro Petruzzelli di Bari

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Con il piano solo di Chick Corea, il Petruzzelli torna finalmente a brillare di una luce degna della sua antica fama anche se il pubblico presente non riempie totalmente il teatro barese come ci si poteva attendere. Complimenti comunque alle associazioni Bass Culture e Abusuan che, nell’ambito dell’ottava edizione di Bari in Jazz hanno riconciliato il pubblico barese con questo eccezionale artista di 71 anni che da più di 45 influenza i musicisti di ogni epoca.

Con la sua discografia pressoché sconfinata (più di 40 titoli), Corea raccoglie attorno a se un seguito molto eterogeneo, avendo attraversato diverse fasi artistiche: dal Latin Jazz (Spain) alla Fusion (Elektric Band), dal Jazz Rock (Return to Forever) al jazz puro dell’Acoustic Band.

Quello dell’altra sera è stato un concerto unico nel suo genere, come lo stesso Corea ha affermato nella chiacchierata iniziale con il pubblico: “Non suono spesso in piano solo e quando lo faccio ne approfitto per esercitarmi” dice scherzando il jazzista americano di origini italiane (suo nonno era calabrese di Albi).  Si parte con classici di Bill Evans, Thelonious Monk e Bud Powell; alla fine di ogni pezzo Chick si ferma puntualmente a commentare il brano seguente, guardando direttamente il pubblico presente nella sala insolitamente illuminata, stabilendo quindi un rapporto confidenziale che mette a proprio agio sia l’artista che lo stesso pubblico.

Seppur in una situazione particolare come quella del piano solo, Corea riesce ad imprimere la sua personale cifra stilistica ai classici eseguiti, senza abbandonarsi troppo a tecnicismi estremi, ma facilitando l’ascolto anche dei passaggi più complessi grazie alla genialità e all’eleganza della sua esecuzione.

Il suo tocco e le sue evoluzioni melodiche vengono messe ancor più in risalto dal brano scritto in duetto con Paco de Lucia (The Yellow Nimbus) e restano inconfondibili anche di fronte all’esecuzione di partiture di brani di musica classica come quelli del compositore Ungherese Béla Bartok ai quali fa seguire le sue Children Songs che in un certo senso si ispirano, almeno nella forma, a quelle di Bartok.

Certo, non è una situazione che strappa l’applauso da standing ovation ma il pubblico acclama il bis chiedendo a gran voce l’esecuzione dei suoi classici come Spain o Armando’s Rhumba. Corea invece stupisce tutti e chiede la partecipazione del pubblico in sala che interagisce con l’artista attraverso dei veri e propri tappeti sonori di voci umane che si levano alte nella sala, mettendo peraltro in risalto un’acustica davvero apprezzabile.

Corea è tornato a Bari dopo quasi 20 anni (ospite nel 1993 della Città della Musica, accompagnato da  John Patitucci , Bob Berg e Gary Novack) e a Bari ha chiuso il suo tour italiano che l’ha visto condividere il palco con Stefano Bollani. Il 27 Luglio toccherà al pianista Keith Jarrett (prima volta in Puglia) che in trio con  Gary Peacock (contrabbasso) e Jack DeJohnette (batteria) concluderà un programma di assoluta qualità con l’augurio e la speranza che il Petruzzelli possa tornare a fungere da “luogo deputato” e da catalizzatore di eventi di questo calibro che da troppo tempo mancano nel capoluogo pugliese.

Mimmo Capobianco

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