Una tradizione che si tramanda da anni: il Carnevale Capursese

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Finite le festività natalizie e abbandonati pranzi, cenoni  e regali, si inizia a respirare un’aria nuova: quella del Carnevale! Ricco di colori e tanto buon’umore, tutti l’aspettano con ansia, grandi e piccini e rappresenta un’occasione di divertimento. Durante tutto il periodo carnascialesco è possibile sconvolgere la realtà, ingannare le circostanze, invertire i ruoli, perché si sa che “a Carnevale, ogni scherzo vale!”.

Ma che cos’è il Carnevale?

Il  termine “Carnevale” deriva dal latino carnem levare (che significa eliminare la carne), espressione con cui anticamente si indicava la regola religiosa di astenersi dal mangiare carne a partire dal primo giorno di Quaresima fino al “giovedì santo” prima della Pasqua. Ma in realtà non è così perchè, facendo riferimento alle sue origini storiche, il Carnevale è tutt’altro che un “eliminare la carne” poiché caratterizzato da sregolatezza, euforia, svago.

Per poter conoscere le sue origini, bisogna fare un salto indietro nel tempo quando, probabilmente nelle feste religiose pagane, si utilizzavano delle maschere per allontanare gli spiriti maligni; successivamente, con l’avvento del Cristianesimo, questi riti persero il carattere magico e rituale e rimasero semplicemente come forme di divertimento popolare.

Il Carnevale a Capurso

Il Carnevale ha date di inizio differenti a seconda dei paesi, però solitamente si festeggia nelle settimane che precedono le ceneri. Nel nostro paese il Carnevale ha inizio il 17 gennaio di ogni anno, giorno in cui si festeggia Sant’Antonio Abate protettore degli animali. Il santo infatti, viene solitamente raffigurato con accanto un maiale che porta appesa al collo una campanella. Una leggenda narra che durante la notte dello stesso giorno, gli animali acquisiscano la facoltà di parlare e ascoltarli conversare è segno di cattivo auspicio. La tradizione vuole che a Capurso, nel giorno di Sant’Antonio Abate, subito dopo la benedizione degli animali, fosse accesa la “fanoje” e la gente accorresse in Piazza Gramsci (sop o Castiedde) per ammirare il falò la cui preparazione avveniva già alcuni giorni prima con la raccolta della legna e delle fascine di rami secchi, necessari per l’accensione. Solo dopo lo spegnimento dell’ultima fiammella, si potevano aprire “le danze” dando il via ai Balli di Carnevale. Durante tutto il periodo carnevalesco, in Largo San Francesco, veniva messo a sedere su una sedia un fantoccio di stoffa che di giorno in giorno assumeva un atteggiamento diverso fino a quando, l’ultimo giorno di Carnevale dopo esser stato trasportato per le strade del paese su un carretto, arrivava in Piazza Umberto I per sottoporsi ad un’urgentissima operazione chirurgica a causa di una “salsiccite”, tra l’entusiasmo della gente che non voleva altro che veder passare a miglior vita Carnevale. Ed ecco giungere in sala operatoria un professorone che iniziava ad operare il paziente avvalendosi di strumenti alquanto insoliti: martelli, pinze, aghi da materassi… e una volta aperta la pancia del povero malcapitato, iniziava a tirar fuori metri di salsiccia, mortadelle, provoloni che venivano subito divorati dagli assistenti. La “salsiccite” era stata curata, ma a Carnevale sorgeva un altro problema: la testa iniziava ad ingrossarsi  sempre più fino a scoppiare tra le urla della gente presente. “Carnevale è morto!” e subito un corteo funebre accompagnava il feretro in Piazza, dove veniva dato alle fiamme. Cominciava quindi la Quaresima. (fonte: ” Capurso. Tra storia e cronaca” di Gino Pastore)

I balli di carnevale

17 gennaio: La fanoje si è spenta. Ora si, che si può iniziare a ballare!

Inizialmente i balli di carnevale erano organizzati all’interno di case di privati che mettevano a disposizione alcune sale per organizzare delle feste riservate a pochi partecipanti. Durante tutto il periodo di apertura dei balli, anche i gruppi mascherati, accompagnati da un “conduttore”, potevano partecipare; il conduttore però doveva essere conosciuto sia dal padrone di casa, sia dal “Commandatore” di sala per evitare che qualche “mascalzone” approfittasse della situazione per disturbare e mancare di rispetto alle signorine presenti. Perciò la figura del “commandatore” era di rilievo all’interno del  ballo; era lui per primo a dover fronteggiare e gestire le mascherate, animare le serate e interpretare il ruolo del “regista” di sala. Lo scopo di tali feste era quello di far conoscere giovani e signorine così da invogliarli a “sposarsi”. (fonte: “Capurso. Tra storia e cronaca” di Gino Pastore)

I balli dunque si trasformavano, quasi involontariamente, in luoghi di aggregazione e di socializzazione tra i giovani che non avevano la possibilità, a differenza dei “giovani d’oggi”, di uscire liberamente senza il permesso dei genitori. Più passano gli anni e più la partecipazione dei ragazzi ai balli di carnevale  scarseggia. Tasto dolente per noi capursesi che portiamo nel cuore questa tradizione: la partecipazione delle “nuove leve” è importante, soprattutto per poter dare continuità alle nostre usanze e continuare a far vivere le nostre tradizioni.

Importanti sono, per il nostro Carnevale (senza i quali non potremmo definirlo tale), il ballo della quadriglia, i “giochi” come il Cacciatore e il “freddoloso” e infine le mascherate. I primi due rappresentavano e rappresentano delle vere e proprie “prove di forza” per i “commandatori” di sala che hanno così l’opportunità di mettersi in gioco, la terza invece è un’usanza che si è persa quasi del tutto. Pochi sono i gruppi che ancora oggi si “vestono a maschera” e girano per i balli.

Per approfondire al meglio questi temi, anche quest’anno Capurso Web Tv curerà uno Speciale tutto dedicato al Carnevale capursese: presso la nostra redazione abbiamo già incontrato ed intervistato, alcuni dei commandatori di sala dei balli per conoscerli e chiacchierare con loro. Nei giorni a seguire andremo a trovarli nelle proprie sale da ballo per farvi ri-vivere una tradizione capursese tanto antica quanto bella.

Continuate a seguirci sul nostro sito internet www.capursowebtv.it   Evviva il Carnevale!

Giuseppe Buono

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