Il libro parlante 2. Prima serata

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Luci soffuse e dolci note delle viole da gamba: questo lo scenario di venerdì 3 dicembre presso la Biblioteca Comunale D’Addosio, nell’ambito dell’edizione dicembrina de ‘Il Libro Parlante’.

Coinvolto nella serata un giovane poeta capursese al suo esordio letterario: Pasquale Di Fronzo che ha presentato la sua raccolta di poesie ‘Parlerò all’aria e comprenderò il suo silenzio’ (edizione Akkuaria). Presenta l’evento Vito Prigigallo con i contributi di Maria Pina Guerra e di Gianni Locorotondo. Alle viole, invece, Antonella Parisi e Angela Lepore. “Così tramonti, notturni, pioggia, luna, abissi marosi si tramutano nella poesia di Di Fronzo in strumenti metaforici per comprendere la voce del silenzio e per ascoltare il palpitare dell’Infinito attraverso le “lacrime” che fanno sgorgare…’ – queste le parole usate nella prefazione da Mario Castellana docente di Epistemologia presso l’Università del Salento, lette per l’occasione da Gianni Locorotondo. Interviene anche Valeria Davoli della Libreria ‘La Sapientia’ con dei pensieri sulle poesie del giovane poeta capursese ritenendo di aver colto come tema principale di queste la voce dell’infinito. ‘Vorrei camminare senza scarpe per sentire la Tua terra sotto i piedi’… citata anche la poetessa dei navigli Alda Merini, la piccola ape furibonda. Su di lei esprime un pensiero anche Pasquale Di Fronzo soffermandosi proprio sul ‘senza scarpe’: è per lui un’evidente metafora per manifestare la libertà dell’animo. Liberarsi dalla zavorra esteriore, liberarsi dalla realtà esteriore: questo è il segreto della poesia del giovane capursese. E precisa che le sue poesie non sono ermetiche ma simboliste: è importante interpretare, andare oltre i simboli. I suoi più grandi ispiratori? Keats e Shelley, i massimi esponenti della corrente romantica inglese. Prossimo appuntamento de ‘Libro Parlante’ è previsto per venerdì 17 dicembre con  Vittorio Stagnani, giornalista e scrittore barese che presenterà il suo ultimo lavoro: ‘I racconti della pentola. Storie di donzelle e cavalieri di gola”.

Lorena Stolfa

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