Recitando Suonando Cantando

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La poesia in dialetto, il dialetto che diventa poesia. Poesia è l’arte di osare e usare, per cercare di trasmettere un messaggio, il significato semantico della parola che con la fonetica e il ritmo si riesce ad imprimere ai versi

Come fosse musica riesce a trasmettere emozioni e stati d’animo in maniera imponente, potente ed evocativa. I versi, le note delicate e raffinate di un violino, il ritmo incalzante della fisarmonica e il tempo passato scandito dai colpi di un tamburello, la tradizione e la tipicità che ci contraddistinguono come solo il diletto sa fare. Tutto questo è Recitando, Suonando, Cantando, l’interessante e gustosa iniziativa proposta a Capurso venerdì 5 novembre 2010 dall’Associazione culturale Bari-On in partnership con la casa editrice Nicholaus e con l’Assessorato alle politiche culturali del Comune di Capurso, presso la chiesa di San Francesco da Paola. La manifestazione ha un sapore antico, per palati raffinati, gustando cultura ed enogastronomia. Si sono esibiti, recitando pezzi propri e scritti da autori, poeti dialettali dai paesi dell’hinterland barese: Vito Bellomo di Bari, Rita Tagarelli di Noicattaro,  Lillino Patano di Capurso, Pino Gioia di bari, Franco Popolizio di Altamura e Giulia Basile di Noci. Intermezzi musicali curati da Carlo Damiani e la sua compagnìa. Ospite in casa propria in quanto capursese, Antonio Carbonara, che ha proposto una canzone dedicata alla tragica morte dei bimbi di gravina Ciccio e Tore, di cui è autore e compositore. La parte degustativa, invece, è stata curata dall’associazione La Compagnia della lunga tavola, presieduta dal gourmet Sandro Romano. Scritte alcune, in un passato lontano, le poesie giungono al lettore sorprendentemente attuali e contemporanee come ogni classico. Riferimenti sociali, storici, e a scorci di vita quotidiana convergono in vere e proprie pillole di saggezza. Un compito arduo quello del poeta dialettale, che deve cogliere luci e ombre anche dove luci non ci sono. Nella poesia dialettale si dialoga  con un io che nemmeno esiste, condividendo angosce, dubbi, esperienze e sorridendo perfino di noi stessi. La cultura incontra la tradizione, la zappa incontra la terra e la poesia dialettale penetra nell’anima.

Nicola Lorusso

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